Pittura zen

La pittura zen – zen-ga in giapponese – è intesa come una ‘via di illuminazione’. Con una definizione più vicina al linguaggio comune, potremmo dire che la pratica della pittura zen costituisce un percorso di autoconoscenza, un modo per raggiungere piena consapevolezza di sé.
Similmente, quali ‘vie di illuminazione’ sono intese dal pensiero zen svariate discipline: le arti marziali (praticate secondo il codice Bushidō), la preparazione rituale del the (cha no yu), la disposizione dei fiori (ikebana) e altre ancora.
Cosa fa della pittura zen una ‘via di illuminazione’? E quali sono le sue caratteristiche? La peculiarità della pittura zen è l’essenzialità. Tale aspetto si manifesta in questo genere di pittura a cominciare dagli elementi utilizzati nella pratica, i cosiddetti ‘Quattro tesori’: un bastoncino di nerofumo ottenuto per combustione di resine vegetali, una lastra di pietra incavata per diluire e raccogliere l’inchiostro, pennello e carta di fibre vegetali.
La pittura che si ottiene con tali elementi è detta poeticamente Suiboku-ga (l’arte della pittura=ga , con sui=l’acqua cioè uno dei cinque elementi naturali e boku=il bastoncino d’inchiostro); in modo colloquiale essa è nota anche come Sumi-e o sia ‘pittura (e) a inchiostro nero (sumi)’.
Gli elementi utilizzati richiamano alla mente l’acquerello, ma non vi potrebbe essere arte più lontana della pittura zen dalla pittura ad acqua di concezione occidentale.
Distintiva della pittura zen è prima di tutto la monocromia, che, tuttavia, nell’infinita varietà di grigi compendia idealmente tutti i colori esistenti in natura. Peculiare è altrettanto l’origine della pittura orientale ad acqua e inchiostro, essa è, infatti, strettamente legata alla scrittura e nasce spontaneamente quando l’artista si cimenta con le possibilità offerte dal tratto alla resa grafica dei volumi. La scrittura stessa, del resto, ha in Oriente un legame privilegiato con il mondo naturale, gli ideogrammi costituiscono, infatti, l’evoluzione di pittogrammi; in giapponese l’ideogramma corrispondente al termine cavallo, per esempio, contiene tutt’oggi quattro segni che rappresentano sinteticamente gli zoccoli del quadrupede.
Tale genere di pittura si sviluppa in Cina dove è chiamata Shuimohua, per diffondersi poi in Giappone, dove conosce il suo vertice espressivo nel XV secolo, con personalità di spicco come Sesshū Toyō. Rinominata Suibokuga la pittura a inchiostro viene praticata in Giappone da monaci zen e samurai, come via privilegiata nella ricerca di concentrazione e consapevolezza di sé.
Per quanto riguarda le tematiche, tra i soggetti naturali -privilegiati fin dalle origini della pittura a inchiostro- in ambito zen si affermano in particolare i cosiddetti ‘Quattro Nobili’: Pruno, Orchidea, Crisantemo e Bamboo. Corrispondenti all’energia -al ki– della Quattro Stagioni, essi simboleggiano, altresì, le virtù fondamentali del saggio, care allo zen.
Dal punto di vista formale, la pittura zen esclude, però, l’imitazione del motivo naturale, nell’intento di ottenere in pittura esiti non meno ‘veri’ dei corrispettivi presenti in natura. A tale scopo, è similmente esclusa l’interpretazione personale dell’artista, chiamato a identificarsi con il soggetto naturale nel momento della resa pittorica, anziché a esprimere le proprie sensazioni. Per la stessa ragione, nel Suibokuga si dipinge unicamente alla prima, non si corregge mai un tratto. Proprio come nella vita, ogni azione s’inserisce in una sequenza di atti e non è dato tornare indietro.
Si tratta, insomma, di una pittura difficile e, in un certo senso, indifferente al risultato figurativo, che paradossalmente sarà tanto più apprezzabile esteticamente, quanto meno ostinatamente voluto. Altri sono i risultati della pittura zen, difficilmente descrivibili con le parole. Forse solo le leggende orientali che narrano di pittori incamminatisi nei boschi da loro stessi dipinti ci consentono d’intuire gli incredibili risvolti di un’arte che insegna a chi la pratica a coltivare giorno dopo giorno l’equilibrio personale e l’armonia con la realtà circostante.